La Grande Guerra Aerea - 4.6 - 1917 - La Battaglia di Istrana

Nel giorno di Santo Stefano del 1917, sui cieli di Istrana, in seguito ad un attacco portato dai velivoli dell'aviazione austrotedesca, ebbe luogo uno scontro che vide impegnati circa sessanta tra caccia e bombardieri e che viene considerato la più grande battaglia aerea dell'intero conflitto sul nostro fronte. L'azione rappresentò la risposta tedesca ad un incursione operata il giorno precedente da aerei dell'Intesa. Che cosa era accaduto? Il 25 dicembre 1917, tre velivoli Camels del Royal Flying Corps britannico lasciarono l'aeroporto di Grossa nei dintorni di Gazzo Padovano. La missione non era stata autorizzata dal comandante del campo ma veniva effettuata per iniziativa personale di due piloti, William «Billy» Barker e Harold «Steve» Hudson e da un terzo pilota del 28th Squadron. I tre erano intenzionati ad attaccare a sorpresa il campo tedesco di Motta di Livenza. La festività del Natale era infatti considerata tacitamente come un giorno di tregua e gli aviatori tedeschi non si aspettavano sorprese. I tre piloti del corpo di spedizione britannico, una volta raggiunta l'aviosuperficie di Motta di Livenza, volevano lasciar cadere sul campo un pezzo di cartone sul quale avevano scritto: «Al corpo aereo austriaco dal Royal Flying Corps inglese, coll'augurio di un natale allegro». Una volta giunti sull'aeroporto tedesco i tre velivoli, in formazione ad ala, iniziarono a mitragliare con pallottole incendiarie Buckingam gli hangar e i baraccamenti al cui interno si stava svolgendo la festa di Natale. Scoppiarono alcuni incendi mentre i tre velivoli eseguivano nuovi passaggi per mitragliare le trincee dentro le quali i tedeschi cercavano nel frattempo rifugio. Al termine dell'attacco tra il personale del campo si lamentarono dodici caduti e diversi feriti. Quattro aerei furono danneggiati e uno distrutto. I tre Camels presero dunque la via del ritorno ma invece di fare rotta direttamente su Grossa atterrarono a Istrana. Là Barker e compagni ottennero di far riparare i fori prodotti sulle carlinghe dei loro velivoli dal fuoco contraereo tedesco. Facendo rappezzare gli aerei presso la base alla porte di Treviso, i tre aviatori del Royal Flying Corps volevano evitare di dover rendere conto della loro bravata ai propri superiori. Ad Istrana i tre si vantarono con il personale del campo di quanto avevano fatto sopra Motta di Livenza riservando ai tedeschi commenti sprezzanti. E' naturalmente facile immaginare quanto poco questi ultimi avessero gradito il regalo dei britannici, da loro considerato alla stregua di un attacco perpetrato a tradimento, violando la sacralità della festa del Natale. L'atto imponeva una ritorsione immediata che fu decisa per l'indomani. Il motivo per il quale l'aeroporto di Istrana divenne l'obiettivo della reazione germanica non è chiaro. Non si sa cioè se da Motta di Livenza qualcuno si sia alzato al termine dell'attacco britannico per seguire i tre Camels nel tentativo di scoprire la loro base di partenza, che venne così erroneamente identificata nell'aeroporto trevigiano, oppure se quest'ultimo fu colpito in ragione della sua ben nota posizione e importanza. In quel periodo vi si trovavano di stanza cinque squadriglie da caccia italiane (70^, 76^, 81^ e 82^), due da ricognizione (22^ e 36^). Erano presenti anche gli inglesi con il 34th Squadron da ricognizione con i velivoli Re.8. La mattina del 26 dicembre i velivoli con la croce di ferro giungono su Istrana alle ore 9 e 15. In quel momento vi sono in volo quattro caccia britannici tra cui quelli di Jarvis Mulholland e Frayne che però si trovano lontano dal campo in normale missione di pattugliamento, nel quadro dei voli quotidiani previsti lungo le tre «rotte» loro assegnate. Il cielo è nuvoloso quando una formazione di 25 bombardieri Dfw C-V e Aeg G-IV accompagnata da 15 caccia giunge, del tutto inaspettata sul cielo della base italiana. Il personale di guardia dà subito l'allarme ma non viene creduto. Piloti e tecnici che passeggiano oziosamente per il campo non ritengono plausibile una sortita nemica nel giorno di Santo Stefano. Soprattutto non ritengono possibile un attacco delle dimensioni di quello riferito dalle sentinelle. La prima reazione è dunque di ilarità, poiché tutti pensano a uno scherzo delle vedette che vengono letteralmente mandate a quel paese. Non devono però trascorrere che pochi istanti prima che tutti si rendano conto di ciò che sta per accadere. La formazione tedesca diviene ben visibile in cielo mentre a terra scoppia il finimondo con i piloti che saltano sui propri aerei per decollare, i motori che tossiscono e non partono mentre gli specialisti si affannano attorno agli aeromobili e i velivoli si intralciano nel tentativo di decollare. Nonostante la sorpresa sia grande 16 caccia italiani fra Nieuport 17 e Hanriot Hd.1 riescono a decollare sotto le bombe che cominciano a piovere sul campo. Nel frattempo fanno la propria comparsa anche i quattro aerei inglesi che già si trovavano in aria. I velivoli dell'Intesa ingaggiano duramente i bombardieri germanici. A questo punto però accade qualcosa di apparentemente inspiegabile. Gli aerei tedeschi sono privi della protezione dei propri caccia che, pur essendosi presentati sul cielo di Istrana, stanno incrociando a una quota diversa e non intervengono nell'azione, lasciando i bombardieri in balia della caccia italiana e inglese.

Nelle sue memorie Silvio Scaroni manifesterà perplessità per l'atteggiamento scarsamente combattivo dimostrato dai piloti di scorta germanici. Secondo fonti mai confermate, alcuni di essi, proprio a causa della loro anomala condotta in battaglia, sarebbero addirittura stati passati per le armi una volta rientrati da questa sfortunata missione. Al momento dell'attacco, l'82^ Squadriglia italiana ha in linea di volo otto apparecchi ed è ai suoi piloti che spetta il compito di decollare su allarme. Di servizio sono i tenenti Flaminio Avet, Paolo Benvenuti e Andrea Teobaldi. Flaminio Avet, dopo avere mandato in volo i due commilitoni corre nell'ufficio del comandante Fochessati per ricevere istruzioni. L'unico ordine possibile che l'ufficiale può però dare in un simile frangente è solo quello che dispone il decollo generale di tutti i velivoli. I piloti Alberto Comandone, Clemente Panero e Mario D'Urso riescono a levarsi in volo; Avet invece, durante il rullaggio, viene colpito da una raffica di mitragliatrice che inchioda il suo aereo a terra. Stessa sorte tocca anche ad un altro pilota dell' 82^, Contardini, a cui altri colpi di mitragliatrice spezzano il longherone di un'ala. Avet, che non si da per vinto, assistito dal motorista Solenghi, riesce comunque a salire sull'ultimo Hanriot rimasto e a guadagnare il cielo. Della 70^ comandata dal tenente Rino Corso Fougier, decolla il solo sergente Attilio Ferrandi ma quel giorno la fortuna non è dalla sua. Al primo sparo la mitragliatrice di bordo si inceppa mettendolo fuori gioco. Il sottotenente Giorgio Michetti, e i tenenti Silvio Scaroni e Mario Fucini, appartengono invece alla 76^. I tre, sopra Musano e Camalò, riescono ad abbattere due bombardieri tedeschi Dfw C-V. Uno apparteneva probabilmente al FA2 ed aveva ai comandi il pilota Edebohls. Ne danneggiano poi un terzo che è costretto ad atterrare a San Gaetano. Una volta giunto a terra, l'equipaggio distrugge il velivolo. All'abbattimento del Dfw caduto a Camalò, partecipa anche il sottotenente Arthur Jarvis del 28th Squadron del Royal Flying Corps di Grossa. I maggiori successi nel corso di questa storica azione sono però ottenuti dai piloti della 78^ Squadriglia. I tenenti Giacomo Brenta e Amedeo Mecozzi abbattono un Dfw sul cielo di Volpago del Montello; il tenente Guido Masiero e il maresciallo Guglielmo Fornagiari, ne colpiscono mortalmente un secondo sopra Falzè, mentre il sergente Antonio Chiri ha ragione di un terzo, che precipita a Biadene. Altri due bombardieri germanici tipo Dfw cadono infine per mano del tenente Antonio Riva a Signoressa e a Camalò. Per i tedeschi le perdite sono pesantissime. Al termine dello scontro si conteranno ben otto bombardieri con la croce di ferro sicuramente abbattuti. In campo italiano l'unica vittima appare al momento il tenente Pallasch che insegue i velivoli germanici oltre la linea del fronte e viene colpito finendo prigioniero. Anche l' 81^ Squadriglia ha preso parte al combattimento senza però riportare successi. Al termine dello sconto i bombardieri tedeschi si disperdono ad una quota di trecento metri nel tentativo di guadagnare le proprie linee, inseguiti dai caccia italiani e inglesi. Così Mario Fucini racconta quei momenti: «Un'ala sfiora la mia. L'urto non avviene per miracolo, ma una ventata scuote il mio apparecchio e mi costringe a riprendere con paziente spasimo la mira rimanendo sotto il tiro avversario. Qualcuno mi aiuta: un camerata volteggiando piomba anche lui addosso al velivolo nemico, che oscilla e sbanda cercando salvezza in manovre disordinate. Non passerai il Piave! Ecco, finalmente! Inclina un'ala verso terra, discende sbandato, piomba in un campo, una vampata lo avvolge all'istante. E uno! Dov'è un altro? Un altro! Ma com'è difficile scegliere, oggi! Mentre volteggio per cercare un nuovo bersaglio, raffiche rabbiose mi investono. È un osservatore crociato che mi tempesta dal fianco. Per poco: un nostro caccia lo affronta. Li lascio alle prese per piombare contro un altro che mi passa davanti, già a tiro. Ma che cos'è ora? Davanti a me passano scendendo a picco lunghe ombre grigie, una dopo l'altra. Ah! Sono bombe. Mi colpiranno? Non ho tempo di pensarci. Guardo in alto il velivolo che le lancia, in basso lo scoppio: a vuoto; scavano buche in un prato. Riprendo l'attacco, miro a lungo, sparo. Ma mentre faccio uno scarto brusco per evitare il fuoco del mitragliere che mi avventa una lunga raffica, vedo un bagliore davanti a me, fra le ali; sento in carlinga uno schianto. Sono stato colpito? Incendiato? Un attimo; capisco. Il bagliore è un riflesso del sole sull'elica, lo schianto è un sobbalzo delle cartucce squassate dal mio scarto violento che per poco non mi ha proiettato fuori. La cintura di bordo mi ha trattenuto a mala pena. L'allarme ridicolo raddoppia la mia furia. Torno addosso al fuggente. Alle mie nuove raffiche il mitragliere nemico apre le braccia e si accascia, sbattuto dal vento, attraverso la fusoliera. Sento già l'ebbrezza della nuova vittoria... Ecco, sì, anche questo precipita! Ma lo perdo di vista, sotto le mie ali. Virando per cercarlo, mi trovo di fronte un'altro dei nostri; evito ancora un cozzo mortale con una manovra spasmodica. Il biposto crociato è sceso malamente in un prato: cappottato. Cerco i nemici e i camerati. Vedo un roteare di ali lontane; giù sul campo nulla. Ormai non ho più cartucce; non mi resta che atterrare». E' quasi mezzogiorno quando una seconda ondata di velivoli germanici punta sul campo di Istrana. Questa volta però, gli attaccanti non possono più contare sul vantaggio della sorpresa. Scoperti con ampio anticipo, circa dieci velivoli tedeschi, vengono intercettati dai britannici - guidati da James Michell- già sopra il Montello. Un aereo del BoGw 4 e uno del BoStaffeln 19 cadono a Pederiva, il primo pilotato dal Lt. Ernst e il secondo dal Lt. Niesz. Rinunciano quindi a proseguire verso il loro obiettivo e si liberano del carico di bombe che trasportano sopra Montebelluna. Silvio Scaroni (76^ Squadriglia) e Brenta (78^ Squadriglia) si levano di nuovo in volo riuscendo ad abbattere un altro bombardiere avversario. Alla fine della giornata gli aviatori tedeschi avranno pagato un pesante tributo al proprio desiderio di vendetta, dovendo accusare la perdita di ben undici velivoli. Nel frattempo infatti, altri due aerei vanno ad aggiungersi all'elenco di quelli abbattuti: una caccia Albatros D-III precipita alle porte di Treviso mentre un altro Dfw cade a Susegana. Anche le perdite italiane non sono comunque trascurabili. Quattro specialisti della 70^ Squadriglia rimangono uccisi durante l'attacco della prima ondata. Un hangar tipo Bessoneau e cinque velivoli tipo Hanriot vengono distrutti da una bomba incendiaria. Il tenente Pallasch della 78^ Squadriglia, che aveva inseguito i bombardieri attaccanti oltre le nostre linee è fatto prigioniero e il suo aereo è perduto. Due Hanriot dell'82^ Squadriglia sono distrutti al suolo e altri due vengono danneggiati. Rimane danneggiato anche l'hangar tipo Centocelle singolo che serviva da alloggiamento per la truppa.


Illustrazione: Da: Nel Cielo, rivista quindicinale del Secolo Illustrato, del 10 luglio 1918
Pagina 3. Il Battaglione Specialisti Torna alla pagina principale

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AEROPORTO DI ISTRANA

Il campo di Istrana della prima guerra mondiale non corrisponde a quello attuale. Presso gli austriaci esso era noto come campo di Trevignano in quanto era stato realizzato sul confine con questo comune, nella zona a nord di Istrana e a est di Vedelago. La base era collocata a sud dei «Pilastroni» della villa Onigo di Trevignano e si estendeva fino quasi alla Postumia Romana occupando circa 60 campi trevigiani. Il campo di Istrana, a partire dal 1917, fu inserito nella rotta Torino - Pordenone, che veniva impiegata per trasferire al fronte, direttamente dalle zone di produzione, i nuovi velivoli. L'esistenza di questo aeroporto era ben nota agli austriaci com'è testimoniato dai pesanti bombardamenti di cui fu oggetto a partire dal grande scontro del 26 dicembre 1917. In quell'occasione, i cieli della Marca, fecero da sfondo al più importante combattimento aereo dell'intero conflitto sul fronte italiano. continua nel sito (vedi aeroporti: Istrana)


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SOPWITH CAMEL




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ROYAL FLYING CORPS R.F.C.

Il Royal Flying Corps venne ufficialmente costituito il 13 marzo 1912 come parte dell'esercito britannico (British Army). Il primo comandante fu il brigadiere generale Sir David Henderson e fu diviso in due parti. La prima era rappresentata dall'arma aerea dell'esercito (Army Wing)) e l'altra della marina (Naval Wing). Nel 1914, il Naval Wing fu posto sotto il diretto comando della Royal Navy e fu pertanto costiuito il Naval Air Service. Il Royal Flying Corp entrò in azione il 19 agosto 1914, sei giorni dopo aver lasciato il Regno Unito e posto la sua base operativa in Francia.




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CAMPO DI AVIAZIONE DELLA GROSSA - GAZZO PADOVANO

Sull'esteso appezzamento di terreno, di forma quasi rettangolare, annesso a Palazzo Traverso, a sud di Grossa e a Est di Grantorto, sulla strada che congiunge Grossa a Camisano Vicentino, proprio al confine tra la provincia di Padova e quella di Vicenza, fu approntato nei primi mesi del 1918 un aeroporto che trovava in Palazzo Traverso una naturale ed adattissima infrastruttura logistica, con i suoi immensi fienili, stalle e magazzini. Il campo fu assegnato agli alleati inglesi. Dirimpetto al Palazzo del Bertotti, dall'altra parte del campo, furono impiantati gli hangar e le baracche, mentre nei magazzini dello stesso furono sistemate le officine e gli alloggi della truppa. Gli ufficiali erano invece acuqrtierati nell'ala padronale del complesso. Tra il giugno e l'ottobre del 1918 vi fu basato il 28th e il 45th Squadron dotato di Sopwith Camel. Fu anche sede del 139th Bristol.

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CAMPO DI AVIAZIONE DI MOTTA DI LIVENZA (TV)

Al 24 maggio 1915 era sede di un parco di rifornimenti della 3^ armata. Dopo Caporetto fu sede di due aerodromo austro-ungarici: a nord est dell'abitato fu stanziata la Flik 35D, la 42J e la 28. Nel giugno del 1918 arrivò anche la Flik 63, la Flik 35. Vi furono inoltre basate la Flik G1 e G3.Phönix D. I 228.40 E Albatros D. III 153.136 sul campo di Motta. (Da: http://www.vrtulnik.cz/ww2/flik_35.htm)




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70^ SQUADRIGLIA CACCIA

L'Unità nasce il 15 aprile 1916 sul campo di Santa Caterina di Udine. La linea di volo è composta da otto biplani Nieuport. All'alba del 16 maggio la squadriglia intercetta una dozzina di velivoli austriaci reduci da un incursione su Udine. I piloti erano Tacchini, Baracca, Olivati e Bolognesi. ...




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76^ SQUADRIGLIA

La squadriglia viene formata sul campo della Comina il 25 maggio 1916 con i velivoli Nieuport e il 29 maggio si trasferisce sul campo di Santa Maria La Longa. Il primo contatto con l'aviazione austroungarica avviene il 1 giugno durante un vlo di scorta a due Voisin su Vogersko.Nel corso del suo primo anno di guerra compie 624 voli sostenendo 39 combattimenti. Il 25 febbraio 1917 viene trasferita sul campo di Borgnano, detto anche di Langoris. Il 27 ottobre è a Campoformido ma il giorno dopo arretra alla Comina e il 1 novembre si porta a Arcade. Il 10 novembre si trasferisce sul più arretrato campo di Istrana. Il 2 febbraio 1918 si porta a Isola di Carturo e il 10 a Casoni. Nell'ultimo anno di guerra la squadriglia aveva compiuto 2464 voli di guerra sostenendo 101 combattimenti. (Da "I Reparti dell'aviazione italiana nella Grande Guerra, Ufficio Storico AM)




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81^ SQUADRIGLIA CACCIA


La 81^ viene costituita ad Arcade il 20 marzo 1917 e si trasferisce al campo di Langoris, detto anche Borgnano, ad ovest di Gorizia, il 20 aprile. Il primo combattimento avviene il 24 aprile. La linea di volo è composta da 12 Nieuport. Sotto l'incalzare delle truppe tedesche, nei giorni di Caporetto, l'unità raggiunge Aviano il 27 ottobre per poi proseguire per Arcade il 31. Alla fine del 1917 la squadriglia ha compiuto 1650 voli di guerra sostenendo 150 combattimenti con 15 vittorie confermate. Al termine delle ostilità l'unità è sul campo di Casoni e dispone di 21 Hanriot ed un Nieuport. L'impegno del reparto nell'ultimo anno di guerra è quantificabile in 2468 missioni con 80 combattimenti e 19 vittorie riconosciute. (Immagine: Uno dei Nieuport abbandonati e caduto in mano austriaca nei giorni di Caporetto. Da "I Reparti dell'aviazione italiana nella Grande Guerra, Ufficio Storico AM)

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82^ SQUADRIGLIA CACCIA


La 82^ viene costituita ad Arcade il 20 marzo 1917 e si trasferisce al campo di Santa Caterina di Udine il 25 maggio con sette Nieuport. Il primo scontro con gli austriaci avviene il giorno successivo, il 26. Solo nel mese di giugno il reparto compie 96 voli bellici con 4 combattimenti. Il 17 agosto una sezione della squadriglia viene dislocata a Bolzano (Friuli). Il 28 ottobre si trasferisce a Pordenone e il 5 novembre su Arcade. Il 10 si porta a Istrana. Il 1917 si chiude con 889 voli di guerra e 47 combattimenti. Il 9 gennaio 1918 il reparto lascia Istrana per il campo di S. Pietro in Gù. Il 21 maggio si trasferisce sul campo di Gazzo (Immagine: Questo bel volto di donna ingentilisce la coda dell'Hanriot "A" della 82^ Squadriglia. Da "I Reparti dell'aviazione italiana nella Grande Guerra, Ufficio Storico AM)

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22^ SQUADRIGLIA


Formata ad Arcade nel febbraio 1917 giunge uin zona di guerra il 2 marzo sull'aeroporto di Campoformido. Era dotata di S.P.3 e compì la sua prima missione bellica il 23 aprile con un volo su Cormons. Ritirata dopo Caporetto si trasferisce il 27 ottobre ad Aviano, mentre il 31 raggiunge Ghedi. Già il 3 novembre è rispedita in linea a Istrana assegnata al XII Gruppo. All'armistizio la 22^ è a Casoni con quattro PE. Nel corso del 1918 ha effettuato 195 voli di guerra.(Immagine: Un Pomilio PE della 22^. Da "I Reparti dell'aviazione italiana nella Grande Guerra, Ufficio Storico AM)

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36^ SQUADRIGLIA FARMAN


Costituita nel maggio del 1916 a Pordenone, viene trasferita a S. Maria La Longa. Compie il primo volo di guerra il 15 giugno nel settore carsico. Nel corso del 1916 effettua 259 voli di guerra. La squadriglia, dotata di Farman si scioglie il 17 luglio 1917. (Immagine: S.P.3 della 36^. Da "I Reparti dell'aviazione italiana nella Grande Guerra, Ufficio Storico AM)

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34° SQUADRON


Il 34° Squadron fu costituito a Castle Bromwich il 7 gennaio 1916 da un nucleo iniziale fornito dal 19° Squadron. Nel luglio 1916 fu inviato sul fronte francese equipaggiato con velivoli B.E.2 come unità da ricognizione. Dotato dei velivoli R.E. 8 fu trasferito in Italia nel gennaio 1918, dove operò come unità da ricognizione e bombardamento. Rimase in Italia fino al termine delle ostilità. Rimpatriato nel maggio del 1919, fu sciolto il 25 settembre 1919.

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ROYAL AIRCRAFT FACTORY R.E.8




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DFW C.V




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AEG IV




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NIEUPORT 17




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HANRIOT HD.1




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28° SQUADRON RFC

Arrivato in Italia tra il 12 e il 28 nove 1917, partecipò alle operazioni fino al termine del conflitto. Fu rimpatriato nel febbraio 1919. Dotato di velivoli Camel, era un reparto da caccia e di attacco al suolo. Ebbe come base Sarcedo (Tv).

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SILVIO SCARONI 1893 - 1977

Nato a Brescia ebbe il primo contatto con l'aviazione nel 1909 durante il circuito aereo di Brescia e nel 1915 quando prestava servizio in artiglieria rispose subito alla richiesta di volontari per il Battglione Aviatori.Ottenuto il brevetto nell'ottobre del 1915 fu trasferito come sergente pilota alla 4^ squadriglia per l'artiglieria. Passato ufficiale fu assegnato alla 43^ Squadriglia. Passò poi, nei giorni di Caporetto alla 76^ Squdriglia Caccia ed abbattè un primo velivolo il 14 novembre a bordo di un Hanriot Hd.1. In meno di un mese diventò un asso e il 26 dicembre rivendicò tre vittorie durante la battaglia aerea di Istrana. La decima vittoria arrivò il 28 gennaio 1918, la quindicesima il 22 maggio e la ventesima il 25 giugno. Sopravvisuto per poco ad un combattimento con un caccia austriaco il 12 luglio 1918, fu decorato con la Medaglia d'Oro al Valor Militare. In totale gli furono accreditate 26 vittorie. (Da: Gli Assi Italiani della Grande Guerra, di Paolo Varriale)




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FLAMINIO AVET 1890 - 1928

Nato a Bendejun presso Nizza e laureatosi in legge a Roma, lasciò la toga per una sella del reggimento Lancieri di Firenze. Con la guerra passò alle pietraie del Carso con il 37° Reggimento Artiglieria, dove fu decorato con la prima Medaglia d'Argento al Valor Militare. Volontario in aviazione nel maggio del 1916, divenne pilota e fu assegnato il 3 febbraio 1917 alla 73^ Squesdriglia, a Verona. Alla fine di agosto ottenne di passare alla caccia tornado al fronte giusto in tempo per la ritirata di Caporetto. Assegnato alla 82^ Squadriglia conseguì la prima, la seconda e anche una terza vittoria aerea non riconosciuta il 17 aprile 1918. La quarta il 3 maggio, mentre diventò un asso il 17 maggio quando abbattè un Br. C 1 presso Maserada. Dopo altre due vittorie, ottenne l'ottava e ultima senza sparare un colpo, quando ebbe l'arma inceppata ma l'avversario preferì arrendersi atterrando sul campo di Arcade. Al termine delle ostilità era il comandante della 70^ Squadriglia con al suo attivo più di 200 voli di guerra. (Da: Gli Assi Italiani della Grande Guerra, di Paolo Varriale)




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RINO CORSO FOUGIER 1890 - 1928

Nel 1912 si arruolò nel Regio Esercito e partecipò al corso per allievo ufficiale di complemento. Fu nominato sottotenente nel 1914 e gli venne affidato il comando di un plotone di bersaglieri ciclisti. Partecipò alla prima guerra mondiale con il 7º Reggimento Bersaglieri. Il 23 giugno 1915, fu ferito da una mina durante una missione di ricognizione, ma proseguì. Per questo atto di eroismo gli fu assegnata una medaglia d'argento al valor militare. Decise quindi di prendere il brevetto di pilota, facendo il suo addestramento al Battaglione Scuole Aviatori di Venaria Reale, in Piemonte. Prese il brevetto di pilota nel 1916 e divenne pilota militare nel 1917. Assegnato alla 113ª Squadriglia partecipò a diversi combattimenti. Il 20 maggio 1917 ingaggiò uno scontro aereo con tre aeroplani austriaci sopra la Bainsizza, fu ferito e ricevette un'altra medaglia d'argento. Passò alla 181ª Squadriglia e il 23 agosto ricevette la promozione a capitano dei bersaglieri. Combatte poi con l'83ª Squadriglia. Ricevette una terza medaglia d'argento. Nell'immagine: 1918, Corso Fougier, a destra, con un ufficiale pilota inglese. (Da: http://fatti-italiani.it/rino_corso_fougier)




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GIORGIO MICHETTI 1888 - 1966

Nato a Francavilla, in Abbruzzo, fu richiamato in servizio con l'inizio della Grande Guerra e si offrì volontario per l'aviazione. Dopo aver prestato servizio come sergente in un reparto di ricognizione, nel 1917 con i gradi di ufficiale fu assegnato all 76^ Squadriglia Caccia. Durante la battaglia aerea di Istrana conseguì la prima vittoria, la seconda ebbe luogo il 12 gennaio 1918. La quinta e ultima la conseguì il 24 giugno. Lascaiato il fronte fu trasferito alla Scuola di tiro aereo di Furbara dove rimarrà fino al termine delle ostilità. (Da: Gli Assi Italiani della Grande Guerra, di Paolo Varriale)




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78^ SQUADRIGLIA


La 78^ Squadriglia Caccia si mobilita sul campo della Comina il 15 agosto 1916 con velivoli Nieuport Bebè. Il 3 settembre si trasferisce sul campo di Istrana, equipaggiata+con sette Nieuport XII e un Nieuport 10. Inizia i voli di guerra il 9 settembre 1916. Il 10 agosto 1917 la squdriglia si trasferisce al campo di Borgnano (Cormons) per appoggiare la grande offensiva sull'Isonzo che porta alla conquista della Bainsizza. Con la ritirata la 78^ passa il 28 ottobre al campo della Comina, distruggendo a terra 12 Hanriot. Poi si sposta ad Aviano e Arcade, fino a ristabilirsi a Istrana il 9 novembre. Alla data del 15 maggio 1918, stanziata a S. Luca partecipa alla battaglia del Solstizio e in quel campo si trva alla data dell'armistizio. Dal novembre 1917 la 78^ effettuò 784 voli di caccia, 2420 di crociera, 839 d scorta, 217 mitragliamenti, 31 lanci di bombe e spezzoni, 273 lanci di manifestini, 337 combattimenti aerei con 70 vittorie.

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AMEDEO MECOZZI 1892 - 1971

Pilota dell'aviazione militare dal 1915, "asso" dell'aviazione da caccia durante la prima guerra mondiale, dopo la guerra fu pilota collaudatore dell'Istituto sperimentale aeronautico. Comandante (1923) della 91ª squadriglia Baracca e (1927) del VII gruppo aviazione da caccia, dal 1929 si dedicò all'organizzazione di speciali reparti che nell'ottobre 1931 furono denominati reparti "d'assalto" ed ebbe il comando del V stormo; promosso (1937) generale di brigata aerea, comandò la V brigata aerea d'assalto. Fu successivamente (dal 1937 al 1938) comandante di un settore aereo in Somalia, direttore della Rivista Aeronautica, presidente dell'Aero Club d'Italia e presidente dell'Editoriale Aeronautica; collocato a riposo nel 1946. Il M. è soprattutto noto per le sue vedute sull'impiego bellico dell'aviazione da lui svolte (dal 1919) spesso in contrasto con le direttive ufficiali dei comandi e in aperta polemica con le idee affermate da G. Douhet nella sua opera Il dominio dell'aria (1921). Favorevole all'unità e autonomia tecnico-organizzativa dell'aviazione militare, affermò peraltro la necessità di una integrale cooperazione addestrativa-operativa delle tre forze armate terra-aria-mare, contestando l'opportunità e la possibilità di affidare esclusivamente all'arma aerea impiegata in massa il compito di risolvere il conflitto attraverso una "guerra aerea a sé stante". Obiettivo essenziale delle operazioni belliche debbono essere le forze armate nemiche; il bombardamento aereo di obiettivi civili deve essere escluso e pertanto sono da escludere o limitare i mezzi offensivi (aerei o missili) che non consentano la selezione degli obiettivi e la precisione nel colpirli. In relazione a queste vedute, il M. fu ardente fautore (fin dal 1926) di un particolare tipo di velivoli che egli chiamò d'assalto (gli attuali cacciabombardieri). (da: www.treccani.it)




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GUIDO MASIERO 1895 - 1942

Nato a Padova si arruolò volontario nel 1913 nel reggimento "Lancieri di Novara". Nel 1915 raggiunse la 7^ Voisin sul campo di Santa Maria La Longa nel 1915 per frequentare la scuola di pilotaggio. Ottenuto il brevetto Masiero si fece le ossa con missioni di ricognizione e bombardaemnto sul Carso. Il 4 marzo 1917 la squadrigli, nel frattempo diventata 26^, fu sciolta e il sottotenente Masiero, con 58 voli di guerra all'attivo, venne per breve tempo assegnato alla 103^Squadriglia per poi passare alla Malpensa per l'addestramento sui Nieuport. Inviato poi a Ponte San Pietro per il passaggio sul nuovo SVA tornò al fronte dopo Caporetto. Giunto alla 78^ Squadriglia il 2 novembre 1917, già il 13 abbatteva un DFW presso Arcade. Entro una settimana aveva rivendicato altre due vittorie di cui solo una fu confermata. Divenne un asso durante la battaglia di Istrana quando condivise altri due abbattimenti. Il 29 marzo passò a far parte della 3^ sezione SVA a Isola di Carturo con i gradi di tenente. Dopo la guerra fece parte, il 14 febbraio 1920, del gruppo di piloti che da Roma partirono per raggiungere Tokio. (Da: Gli Assi Italiani della Grande Guerra, di Paolo Varriale. Immagine: Masiero, a destra, con Ferrarin a Tokio 1920, da www.aeronautica.difesa.it)




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GUGLIELMO FORNAGIARI 1892 - 1956

Nato a Lizzano in Belvedere, poco si conosce della sua vita prima di trovarlo come pilota da caccia presso la 78^, il 3 settembre 1916. l'8 gennaio del 1917 esegue una scorta di Caproni che vanno a bombardare la zona di San Daniele al Carso. I caccia hanno una serie di scontri con i nostri che riescono a tenerli a distanza dai bombardieri. Il 27 giugno 1917 accadde la tragedia di Fossalunga. Il 22 agosto 1917, ottenne la sua prima vittoria certificata sul cielo della Bainsizza. Dopo Caporetto passarono al campo della Comina, poi raggiunsero Istrana. Il 26 dicembre prende parte alla battaglia di Istrana. Stanziata sul campo di S. Luca la 78^ partecipa al contrasto dell'offensiva austriaca del giugno 1918: il giorno 15 Fornagiari ottiene una vittoria nei pressi di Barche, mentre il 18 replica presso S. Salvatore ai danni di un ricognitore nemico. In totale gli furono accreditate 6 vittorie su 9 reclamate. Decorato di 2 Medaglie d'Argento al Valor Militare e 1 di Bronzo. (Nell'immagine: Fornagiari, Brenta e Magistrini. 1916 Archivio Ballista, tratta da "Il Fronte del Cielo")




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ANTONIO CHIRI 1894 - 1971

Nato a Locana allo scoppio della guerra fu arruolato in un reggimento di artiglieria. Ottenuto il brevetto di pilota nel magio del 1916, fu assegnato, nel novembre, alla 78^ Squadriglia. Sergente, ottenne la sua prima vittoria il 19 marzo 1917 sull'altopiano di Asiago. Due altre vittorie, con la quinta per farne un asso, l'ottenne durante la battaglia di Istrana. Il 18 agosto 1918, ottenne la sesta ed ultima vittoria. Decorato con tre Medaglie d'Argento al Valor Militare. (Da: Gli Assi Italiani della Grande Guerra, di Paolo Varriale.)




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ALBATROSS D.III




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WILLIAM GEORGE BARKER 1894 - 1930

William George "Will" Barker è il soldato canadese più decorato di tutti i tempi. Fu pilota da caccia durante il primo conflitto mondiale.




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ANTONIO RIVA

(1896- 1951). Riva era veneto per metà. Nacque a Shangai dove il padre Achille gestiva una fi orente attività commerciale. Sua madre Teresa Barbaran Capra era una nobildonna Veneta. La gioventù la trascorse però a Firenze. Passò all'aviazione nel settembre del 1916 dopo aver militato nella fanteria e dopo essere stato ferito due volte. La sua prima destinazione fu la 29a Squadriglia a Cavazzo Carnico equipaggiata con Farman. In seguito fu trasferito a Villaverla, con la 71a a caccia. A metà ottobre del 1917 è al comando della 78a prima in Friuli e poi a Istrana. In dicembre è fra i protagonisti della famosa battaglia del giorno di Santo Stefano, combattuta sui cieli dell'aeroporto trevigiano. Nel 1918 in marzo viene trasferito alla base di San Luca dove rimane sino all'armistizio. Sembra che sia stato proprio Riva ad inziare l'uso della fiamma colorata (guidoncino) come insegna della squadriglia. La sua era rossa. Riva, che aveva una moglie americana e conosceva, perfettamente l'inglese ebbe sempre buoni rapporti con i piloti degli Squadron britannici. Nelle scuole italiane allora si insegnava il francese e questo ostacolò non poco i rapporti con i piloti inglesi. Nel dopoguerra Antonio Riva partecipò in appoggio al raid Roma-Tokio e nello stesso anno fu posto in congedo. Ritornato nella lontana Cina, continuò i commerci di famiglia, tentando anche la vendita di aerei al governo di quell'instabile paese. All'avvento di Mao-Tse-Tung, temendo il peggio, inviò i fi gli in Italia, pensando di essere al sicuro. In casa sua venne però trovato un reperto bellico, forse un ricordo di guerra. Tratto in arresto venne assassinato con altri il 17 agosto 1951.




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MARIO FUCINI 1891 - 1977

Nato a Empoli, Mario Fucini si arruolò nel 1915. Divenne pilota il 13 marzo 1916 e nella primavera l'ufficiale arrivò al fronte assegnato alla 25^ Squadriglia, ed ebbe il battesimo del fuoco sui Voisin. Dopo averla scampata di stretta misura il 16 febbraio 1917, quando dovette tornare planando entro le linee italiane dopo che un caccia avversario gli aveva forato il serbatoio, Fucini decise di passare alla caccia. Dopo un intermezzo di tre mesi in una Sezione difesa, Fucini tornò al fronte e il 13 novembre 1917, con la 76^ Squadriglia, ottenne la sua prima vittoria ai danni di un velivolo tedesco in collaborazione con altri piloti. Ottenne il suo secondo successo il 26 dicembre durance la battaglia aerea di Istrana. La terza vittoria arrive il 28 gennaio 1918. Gli ultimi due abbattimenti furono rivendicati il 25 luglio e il 31 agosto. Passato l'll febbraio alla 78" Squadriglia. con cui sarebbe rimasto fino alla fine delle ostilita, il 16 giugno ottenne altre due vittorie.(Da: Gli Assi Italiani della Grande Guerra, di Paolo Varriale)




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GIACOMO BRENTA

Tenente pilota della 78^ Squadriglia. Decorato con Medaglia d'Argento e Medaglia di Bronzo al Valor Militare (Nella immagini, Brenta è al centro)




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